Biografia
Arthur Schopenhauer nacque il 22 febbraio 1788 a Danzica, in una famiglia di agiati commercianti. Il padre Heinrich, uomo di larghe vedute e convinto ammiratore di Voltaire, volle formare il figlio come cosmopolita: lo portò in viaggio per mezza Europa, lo fece vivere due anni in Francia da bambino per imparare la lingua, e gli promise che in futuro avrebbe potuto scegliere tra una carriera nel commercio o negli studi. Quando Danzica fu annessa dalla Prussia nel 1793, la famiglia si trasferì ad Amburgo. Heinrich morì nel 1805, probabilmente per suicidio. La madre Johanna era una donna vivace e ambiziosa che aprì un salotto letterario a Weimar, dove frequentò Goethe, e intraprese una carriera come scrittrice di successo. Il rapporto tra madre e figlio fu ferocemente conflittuale: si separarono nel 1814 e non si incontrarono più.
Schopenhauer studiò filosofia a Gottinga e Berlino, si formò su Platone e Kant — che considerava i suoi due grandi maestri — e nel 1813 ottenne il dottorato con una dissertazione sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente. Nel 1814-1818 scrisse la sua opera capitale, Il Mondo come Volontà e Rappresentazione, pubblicata nel 1818. La tesi fondamentale era radicalmente nuova: il fondo della realtà non è la ragione hegeliana ma la Volontà — una forza cieca, irrazionale, insaziabile — di cui ogni essere vivente è manifestazione. La conseguenza è il pessimismo cosmico: la vita è sofferenza strutturale, e l'unica via di liberazione transita attraverso l'arte, la compassione e l'ascesi.
Ignorato per decenni, Schopenhauer fu riscoperto nella seconda metà dell'Ottocento con effetti epocali: Nietzsche, Wagner, Freud, Tolstoj, Thomas Mann, Luigi Pirandello lo lessero come un maestro. Morì il 21 settembre 1860 a Francoforte, circondato di libri e dal suo barboncino Atma, all'età di 72 anni.