Biografia
Curzio Malaparte, pseudonimo di Kurt Erich Suckert, nacque il 9 giugno 1898 a Prato, in Toscana, da padre tedesco — Erwin Suckert, dirigente tessile — e madre lombarda, Evelina Perelli. Crebbe con i nonni mentre i genitori lavoravano; frequentò il prestigioso Collegio Cicognini di Prato. A tredici anni si iscrisse al Partito Repubblicano; a sedici, nel 1914, si arruolò volontario nella Legione Garibaldina e combatté sul fronte francese. Venne colpito da gas mostarda, lesione che lo avrebbe tormentato per tutta la vita. Rientrato in Italia dopo la Grande Guerra, abbracciò il fascismo nascente con l'entusiasmo di chi vi vedeva la continuazione rivoluzionaria del Risorgimento, e Piero Gobetti lo definì "la penna più fine del fascismo".
Nel 1925 adottò lo pseudonimo Curzio Malaparte — nome che scoprì essere quello originale della famiglia Bonaparte, rovesciato per antitesi — e divenne una delle firme più potenti del giornalismo italiano: fondò riviste, diresse La Stampa di Torino, collaborò a decine di testate. Ma il suo rapporto con il regime fu sempre turbolento: nel 1931 pubblicò a Parigi Tecnica del colpo di Stato, un saggio sulla meccanica del potere che analizzava le rivoluzioni di Lenin, Trotsky, Mussolini e Hitler con distacco freddo e provocatorio. Mussolini lo fece arrestare e condannare al confino sull'isola di Lipari, poi a Forte dei Marmi. Rientrò grazie alle protezioni di Galeazzo Ciano.
Durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò come corrispondente di guerra sul fronte orientale e poi a Napoli con gli Alleati: quelle esperienze produssero i suoi due capolavori assoluti. Kaputt (1944) è il resoconto allucinato e visionario del crollo della civiltà europea sul fronte russo, con scene di un surrealismo atroce che restano tra le più potenti della letteratura di guerra del Novecento. La Pelle (1949), ambientata nella Napoli dell'occupazione americana, fu messa all'Indice dalla Chiesa per la sua crudezza morale. Negli ultimi anni si avvicinò al Partito Comunista e, in punto di morte, si convertì al cattolicesimo e lasciò i suoi beni alla Cina di Mao. Morì a Roma il 19 luglio 1957, a 59 anni. Aveva costruito sulla scogliera di Capri la celebre "Casa come me", oggi monumento nazionale.