Biografia
Niccolò di Bernardo dei Machiavelli nacque il 3 maggio 1469 a Firenze, nella Repubblica Fiorentina, figlio di Bernardo di Niccolò Machiavelli, avvocato di modesta prosperità ma membro attivo della Corporazione dei Giuristi, e di Bartolomea di Stefano Nelli. La famiglia era di discreta antichità ma non di grande ricchezza: Bernardo non esercitava molto la professione, preferendo dedicarsi alla propria biblioteca di classici latini, che trasmise al figlio insieme alla passione per la storia e la retorica. Niccolò ricevette la formazione umanistica tipica delle famiglie fiorentine di rango: latino, retorica, storia romana. Conobbe bene Tito Livio, Polibio, Cicerone, Tucidide, la cui influenza è visibile in ogni pagina delle sue opere. Nel 1498, all'età di ventinove anni, fu nominato Secondo Cancelliere della Repubblica Fiorentina, responsabile delle relazioni con i comuni soggetti e con le forze armate. Nei quattordici anni seguenti compì missioni diplomatiche presso le maggiori potenze europee del tempo: incontrò Cesare Borgia nel 1502 — le cui azioni fredde e calcolatrici lo affascinarono e spaventarono insieme — Luigi XII di Francia, l'imperatore Massimiliano I, Papa Giulio II. Quelle esperienze sul campo del potere reale, nudo e brutale, furono la vera università di Machiavelli: imparò che tra come si vive e come si dovrebbe vivere c'è un abisso, e che chi ignora questo abisso va incontro alla rovina. Nel 1512 i Medici tornarono al potere a Firenze e Machiavelli fu destituito, brevemente imprigionato e torturato per sospetta cospirazione, poi rilasciato e costretto all'esilio nella sua proprietà di campagna di Sant'Andrea in Percussina. In quell'esilio amarissimo scrisse le opere che lo avrebbero reso immortale: Il Principe (1513, pubblicato postumo nel 1532), dedicato a Lorenzo de' Medici il Giovane, è il trattato in cui teorizza che il principe efficace non può permettersi la morale cristiana convenzionale ma deve sapere essere "volpe e leone" — capace di forza e di astuzia insieme. I Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (1517) elaborano invece una teoria repubblicana più sofisticata che considera la Repubblica il governo migliore e la virtù civica il fondamento della grandezza di uno Stato. La commedia La Mandragola (1518), brillante e feroce satira della corruzione morale fiorentina, è il testo teatrale in prosa più rappresentato del Rinascimento italiano. L'aggettivo "machiavellico" è entrato in quasi tutte le lingue del mondo come sinonimo di manipolazione astuta. Morì a Firenze il 21 giugno 1527.