Biografia
Stefan Zweig nacque il 28 novembre 1881 a Vienna, in una famiglia ebrea borghese assai benestante: il padre Moritz era un industriale tessile, la madre Ida Brettauer proveniva da una famiglia di banchieri italiani. Crebbe nella Vienna fin de siècle, la città di Freud, Mahler, Klimt, Schnitzler e Herzl — la capitale culturale dell'Europa che stava esplodendo di creatività mentre portava già in sé i germi della propria distruzione. Quella Vienna rimase il paradiso perduto di tutta la sua opera nostalgica. Si laureò all'Università di Vienna nel 1904 con una tesi su Hippolyte Taine. Poi viaggiò instancabilmente — Parigi, Londra, Belgio, India, America — intrecciando amicizie con i più grandi intellettuali europei del tempo: Romain Rolland, Rainer Maria Rilke, Auguste Rodin, Sigmund Freud, H.G. Wells, James Joyce, Richard Strauss. Era convinto che la cultura europea condivisa potesse essere il fondamento di una pace duratura: fu un instancabile pacifista durante la Prima Guerra Mondiale. I suoi romanzi brevi e racconti — raccolti in Favola del crepuscolo, Amok, Ventiquattro ore della vita di una donna, Paura, La scacchiera — sono ritratti psicologici di fulminante precisione su ossessioni, passioni e crisi interiori; la sua prosa, elegante e ipnotica, è tra le più tradotte del Novecento. Le biografie narrative — Fouché, Maria Antonietta, Maria Stuart, Magellano, Erasmo, Calvino, Balzac, Castellio — reinventarono la biografia come genere letterario. Con l'avvento del nazismo nel 1933, Zweig lasciò l'Austria — prima per Londra, poi per New York, infine per Petrópolis in Brasile. Nel 1942, convinto che la civiltà europea fosse irrimediabilmente perduta e che la barbarie avesse vinto, scrisse la sua autobiografia Il mondo di ieri — testamento culturale di una civiltà scomparsa — e il 22 febbraio 1942 si tolse la vita insieme alla moglie Lotte Altmann con una dose di barbiturici. Aveva 60 anni.