Una tesi standard nella macroeconomia dell’economia aperta è che un aumento del tasso di interesse reale progettato dalle banche centrali rende il debito pubblico nazionale più attraente e porta a un apprezzamento reale. Se, tuttavia, l’aumento del tasso di interesse reale aumenta anche la probabilità di default sul debito, l’effetto potrebbe essere invece quello di rendere il debito pubblico nazionale meno attraente e di portare ad un deprezzamento reale. Questo risultato è tanto più probabile quanto più alto è il livello iniziale del debito, maggiore è la percentuale di debito denominato in valuta estera e maggiore è il prezzo del rischio. In questo contesto, l’inflation targeting può chiaramente avere effetti perversi: un aumento dell’interesse reale in risposta a un’inflazione più elevata porta a un deprezzamento reale. Il deprezzamento reale porta a sua volta ad un ulteriore aumento dell’inflazione. In questo caso, la politica fiscale, e non la politica monetaria, è lo strumento giusto per ridurre l’inflazione. Questo articolo sostiene che questa è la situazione in cui si è trovata l’economia brasiliana nel 2002 e nel 2003. Presenta un modello dell’interazione tra il tasso di interesse, il tasso di cambio e la probabilità di default, in un’economia ad alto debito e ad alta avversione al rischio come quella brasiliana durante quel periodo. Quindi stima il modello, utilizzando dati brasiliani. Si conclude che, nel 2002, il livello e la composizione del debito pubblico in Brasile, e il livello generale di avversione al rischio nei mercati finanziari mondiali, erano effettivamente tali da implicare effetti perversi del tasso di interesse sul tasso di cambio e sull’inflazione. Parole chiave: targeting per l’inflazione, dominanza fiscale, dinamica del debito, Brasile, tasso di cambio predefinito. Classificazioni JL: E5, F4, H6.
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