James Conaway sapeva che c'era qualcosa che non andava in suo padre prima ancora di pensarci. I segnali erano lì, in telefonate sfocate e lettere criptiche, ma per un certo periodo potevano essere ignorati. Alla fine, durante un viaggio di reportage a Memphis, la sua città natale, Conaway fece visita ai suoi genitori e affrontò la realtà: suo padre era malato; era nelle prime fasi di quella che si rivelò essere la malattia di Alzheimer. La temuta malattia è l'ispirazione per questo libro di memorie meravigliosamente scritto sulla famiglia e sul Sud. Quando la memoria lasciò suo padre, l'autore si sentì spinto a ricreare il mondo che avevano condiviso, per difendere quanti più frammenti possibile del passato dall'oblio. Si dà il caso che molti di questi frammenti siano scandalosamente divertenti. Memphis Afternoons ci riporta alla società degli anni '50, quando le regole della signorilità del sud erano ancora in vigore, anche se a malapena. Questo è un mondo in cui la correttezza ha sempre combattuto una dubbia battaglia con il bourbon, e ora viene sconfitta da artisti del calibro di Elvis Presley. Con uno spirito mesto, Conaway ritrae abilmente una giovinezza fatta di battute di caccia e pesca, risse e feste di debuttanti, di esplorazioni sessuali, alcoliche e letterarie. La storia è raccontata sullo sfondo malinconico di un'altra generazione, quella di suo padre, raccontata con un tardivo apprezzamento per gli ideali, le speranze e la realtà ridotta del dopoguerra di quella generazione. Conaway scrive delle idiosincrasie della sua vita familiare con un senso acuto ma tenero dell'assurdo, in particolare di un rapporto a volte amorevole e misterioso con suo padre. Collegare le generazioni è un codice di condotta antiquato ma potente, qui ricordato con straordinaria vividezza e umorismo.
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