La versione del 1938 di Cuore avventuroso: figure e capricci di Ernst Jünger deve essere considerata un testo chiave nella vasta opera del famoso scrittore tedesco. In questo volume, che può essere paragonato ai Denkbilder della Scuola di Francoforte, Jünger raccoglie sessantatré brevi brani in prosa, spesso surrealisti – resoconti di sogni, osservazioni della natura, vignette biografiche e riflessioni critiche sulla cultura e sulla società – fornendo, come dice lui, “piccoli modelli di un altro modo di vedere le cose”. Qui Jünger sperimenta un nuovo metodo di osservazione e di pensiero, unendo l'osservazione lucida e precisa con la ricettività illimitata dei sogni. Egli chiama questo metodo stereoscopia, una forma di percezione mediante la quale la nostra comprensione comune viene estesa per includere una consapevolezza simultanea di ulteriori dimensioni di senso o valore nell'oggetto osservato. Ma altrettanto importante per Jünger è una ricettività intuitiva che comprende le questioni direttamente nel punto centrale della questione, rendendo superflue le laboriose determinazioni della periferia: l’intuizione è una chiave maestra che apre tutte, e non solo le singole porte di una casa. Con questi metodi Jünger tenta di penetrare nell'armonia nascosta delle cose che si nasconde dietro la dualità di superficie e profondità, immagine ed essenza.
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