Questo volume costituisce un tentativo di riunire le filosofie del tempo - o, più precisamente, le filosofie del tempo e, in modo concomitante, della storia - che emergono dalle storie intellettuali del cristianesimo e dell'Islam. Partendo dall'eredità neoplatonica e dalla voce della filosofia classica, il volume entra nei mondi intellettuali bizantino e arabo fino ai tempi di Ibn Al-Arabi. Una scelta consapevole in questo volume è quella di non impegnarsi, forse, con le figure più importanti della filosofia cristiana e araba, vale a dire Agostino da un lato e Avicenna/Ibn Sina dall'altro, proprio perché questi hanno attirato così tanta attenzione a causa della loro importanza nelle rispettive tradizioni - e oltre. In un certo modo, Massimo il Confessore e Ibn Al-Arabi – insieme ad Al-Fārābi – emergono come rappresentanti alternativi delle loro due tradizioni in questo volume, offrendo due assi per questo sforzo. La sintesi di questi approcci al tempo e alla storia, il loro confronto piuttosto che la loro mera coesistenza, è lasciata all'indagine critica e all'indagine filosofica del lettore.
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