Il mito della resistenza alla criminalità: soluzioni reali per tagliare la criminalità sostiene in modo convincente che una crescente dipendenza dalle carceri, come arma primaria nella lotta alla criminalità, non solo si è rivelata inefficace, ma ha anche aumentato la criminalità e messo in pericolo il pubblico. Peter Elikann, noto avvocato difensore penale e analista politico, attesta che i criminali violenti dovrebbero certamente essere incarcerati; tuttavia, l’uso senza precedenti delle carceri per punire i delinquenti non violenti per la prima volta sta riducendo gravemente i fondi destinati alla lotta alla criminalità locale e nazionale. Secondo un recente studio dell’American Psychological Association, il 94% dei fondi destinati alla lotta alla criminalità violenta viene speso non nella prevenzione, ma nella punizione – spese back-end e spese front-end – che fanno ben poco per garantire ai cittadini spaventati la loro sicurezza e ancor meno per soddisfare le vittime e le loro famiglie amareggiate. Come alternativa economicamente vantaggiosa all’incarcerazione dei delinquenti non violenti, l’autore propone una politica rigorosa in base alla quale i delinquenti si sottopongono a un rigoroso regime quotidiano di lavoro di servizio alla comunità, formazione professionale, riabilitazione e restituzione civica. Questa alternativa suggerisce – senza riguardo ai diritti o al benessere dei criminali – che esiste un modo per abbassare il tasso di nuovi arresti ad una frazione del costo della reclusione, aumentare la sicurezza pubblica e rendere più spazio carcerario disponibile per i violenti o i recidivi. Elikann arriva a questa premessa intrecciando le ricerche disponibili e ascoltando coloro che sono in prima linea nella lotta al crimine: la polizia, le guardie carcerarie e i pubblici ministeri.
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