Imaging Desire, la tanto attesa raccolta di scritti di Mary Kelly dal 1976 al 1995, pone domande fondamentali sull'analisi delle pratiche attuali nell'arte e fornisce argomentazioni rigorose per una critica informata dalla semiotica, dalla psicoanalisi e dal femminismo. Pochi artisti hanno dato un contributo così forte al discorso critico e all'arte come Mary Kelly, che per più di vent'anni ha ampliato i confini del visivo, del testuale, del sessuale e del politico nella sua scrittura e nella sua arte. Negli anni '70, i progetti trasgressivi di Kelly contribuirono a innescare la seconda fase dell'arte concettuale; le sue audaci critiche al corpo femminile come luogo feticizzato, allegorizzato e mercificato furono dibattute molto tempo dopo essere state viste per la prima volta nelle gallerie e discusse nei cataloghi, e molto prima del debutto delle "cattive ragazze" negli anni '90. In effetti, i dibattiti attuali che circondano il lavoro di Kelly sono un elemento necessario e determinante del discorso teorico sull'arte oggi. Imaging Desire è essenziale per questo dibattito, poiché contiene tutti i testi seminali e rivela punti cruciali di intersezione tra espressione scritta e visiva in una carriera nota per le sue caratteristiche intertestuali e interdiscorsive. Qui il visibile, l’orale, il gestuale e il leggibile convergono continuamente per inquadrare domande sul corpo in modi che ridefiniscono il suo status culturale e visivo e per esplorare la relazione tra immagini e desiderio. Imaging Desire è anche una sorta di autobiografia concettuale in cui i primi interrogativi dell'autrice sul feticismo materno e sulla mascherata femminile sono visti come fondamenti delle sue successive indagini sull'esibizione maschile. I saggi dimostrano che gran parte dell'impatto trasformativo del femminismo sull'arte contemporanea è fondato sul lavoro pionieristico di Kelly.
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