Dietro le storie delle tradizioni religiose, dalle guerre bibliche alle imprese crociate e ai grandi atti di martirio, la violenza si è annidata come una presenza oscura. Le immagini della morte non sono mai state lontane dal cuore del potere della religione di stimolare l'immaginazione. L'autore pone una delle domande più importanti e sconcertanti della nostra epoca: perché le persone religiose commettono atti violenti in nome del loro dio, togliendo la vita a vittime innocenti e terrorizzando intere popolazioni? Questo, il primo studio comparativo sul terrorismo religioso, esplora incidenti come l’esplosione del World Trade Center, gli attentati suicidi di Hamas, l’attacco con gas nervino nella metropolitana di Tokyo e l’uccisione di medici di cliniche abortive negli Stati Uniti. Incorporando interviste personali con l'attentatore del World Trade Center Mahmud Abouhalima, l'attivista della destra cristiana Mike Bray, i leader di Hamas Sheik Yassin e Abdul Azis Rantisi e il leader politico sikh Simranjit Singh Mann, tra gli altri, l'autore porta il lettore nella mentalità di coloro che perpetrano e sostengono atti violenti. Nel farlo, ci aiuta a capire perché questi atti sono spesso associati a cause religiose e perché si verificano con tale frequenza in questo momento storico. Questo libro colloca questi atti di violenza nel contesto dei cambiamenti politici e sociali globali e li propone come tentativi di conferire potere alle culture di violenza che li sostengono. Analizza le dimensioni economiche, ideologiche e legate al genere delle culture che abbracciano un concetto sacro centrale, la guerra cosmica, e che utilizzano la religione per demonizzare i propri nemici. La narrazione è avvincente, incisiva e di ampia portata. Egli dimostra in modo convincente che, sebbene in molti casi la religione fornisca non solo l’ideologia ma anche la motivazione e la struttura organizzativa per gli autori di atti violenti, essa porta con sé anche le possibilità di pace.
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