In Picturing American Modernity, Kristen Whissel indaga la relazione tra il primo cinema americano e l'esperienza della modernità tecnologica. Dimostra come tra la fine degli anni Novanta dell'Ottocento e la vigilia della prima guerra mondiale le immagini in movimento aiutarono il pubblico statunitense a comprendere le possibilità e i pericoli delle nuove forme di "traffico" prodotte dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione. Mentre modi più efficienti per spostare persone, beni e informazioni trasformavano il lavoro e il tempo libero in patria e contribuivano all’espansione dell’impero americano all’estero, i film muti presentavano rappresentazioni visive avvincenti degli spazi, dei corpi, delle macchine e delle forme di mobilità che definivano sempre più la vita moderna negli Stati Uniti e nei suoi nuovi territori. Whissel mostra che rappresentando eventi chiave, risultati e ansie, il cinema invitava il pubblico americano a partecipare al mondo in rapida evoluzione che lo circondava. Le immagini in movimento fornivano sorprendenti messaggi visivi dai campi militari prima dello scoppio dei combattimenti nella guerra ispano-americana. Hanno permesso al pubblico di godersi le immagini dell'Esposizione Panamericana e anche di piangere l'assassinio del presidente McKinley. Uno dei primi generi cinematografici, la rievocazione storica, presentava agli spettatori rappresentazioni di sanguinose battaglie combattute all'estero durante la guerra filippino-americana. I primi lungometraggi offrivano drammatizzazioni sensazionali della scandalosa "tratta degli schiavi bianchi", spesso collegata all'immigrazione e alle nuove forme di lavoro e tempo libero urbani. Avvicinando questi eventi e ansie, spesso distanti, al pubblico delle città e dei paesi di tutto il paese, il cinema ha contribuito a costruire un'identità nazionale americana per l'era delle macchine.
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