L'artista olandese Mirjam Kuitenbrouwer, nata nel 1967, elabora, analizza e mette in discussione i processi di percezione. I suoi lavori, prevalentemente installativi, riflettono le complesse relazioni tra percezione e conoscenza, tra oggetto e soggetto. Nel suo lavoro, gli approcci concettuali sono tradotti in un linguaggio chiaro basato su analogie e metafore. L'occhio come intersezione tra esterno e interno costituisce il punto di partenza del suo lavoro e individua metaforicamente lo spazio tra i processi fisici della vista da un lato e il potere dell'immaginazione e dell'interpretazione soggettiva dall'altro. Questo divario diventa visibile in architetture, progetti spaziali, modelli, pannelli e disegni che, come strutture mentali costruite, dirigono il focus della riflessione da ciò che è naturalmente percepito all'esterno a ciò che è visto all'interno. La telecamera del bungalow rende evidente questo capovolgimento: la telecamera, trasformata in corpo architettonico, non serve più solo ad espandere il campo visivo verso l'esterno, ma è anche, in particolare, uno strumento di introspezione. L'osservazione esterna e la prospettiva interna sono invertite e quindi contrastano i consueti schemi di percezione. La vista all'interno si apre e di conseguenza si aprono nuovi spazi che altrimenti rimarrebbero nascosti. Mirjam Kuitenbrouwer è in grado di rappresentare la fragilità della percezione e la conoscenza dei punti di vista costantemente fluttuanti e dei loro livelli di significato ottenuti dall'analisi dei suoi processi e di renderli visibili in modo meraviglioso e poetico. Creata in occasione delle mostre al Kasseler Kunstverein, Kassel 2003, Schloss Ringenberg, Hamminkeln 2003 e Wohnmaschine, Berlino 2004, la pubblicazione fornisce una visione completa del lavoro attuale di Mirjam Kuitenbrouwer.
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