Ognuno di noi possiede una raccolta sempre crescente di dati digitali personali: documenti, fotografie, presentazioni PowerPoint, video, musica, email e testi inviati e ricevuti. Per accedere a tutto questo, dobbiamo trovarlo. La facilità (o difficoltà) di trovare qualcosa dipende da come organizziamo le nostre cose digitali. In questo libro, gli esperti di gestione delle informazioni personali (PIM) Ofer Bergman e Steve Whittaker spiegano perché organizziamo i nostri dati digitali personali nel modo in cui lo facciamo e come la progettazione di nuovi sistemi PIM può aiutarci a gestire le nostre collezioni in modo più efficiente. Bergman e Whittaker riferiscono che molti di noi utilizzano cartelle gerarchiche per la nostra organizzazione digitale personale. I critici di questo metodo sottolineano che le informazioni sono nascoste alla vista in cartelle che spesso si trovano all'interno di altre cartelle, quindi dobbiamo ricordare la posizione esatta delle informazioni per accedervi. Per questo motivo, gli scienziati dell'informazione suggeriscono altri metodi: ricerca, più flessibile rispetto alla navigazione nelle cartelle; tag, che consentono più categorizzazioni; e gestione delle informazioni di gruppo. Eppure Bergman e Whittaker hanno scoperto, nella loro pionieristica ricerca PIM, che questi altri metodi che funzionano meglio per la gestione delle informazioni pubbliche non funzionano altrettanto bene per la gestione delle informazioni personali. Bergman e Whittaker descrivono la raccolta di informazioni personali come cura: conserviamo e organizziamo questi dati per garantire il nostro futuro accesso ad essi. A differenza di altri campi di gestione delle informazioni, in PIM lo stesso utente organizza e recupera le informazioni. Dopo aver spiegato le ragioni cognitive e psicologiche per cui tanti preferiscono le cartelle, Bergman e Whittaker propongono l'approccio soggettivo dell'utente al PIM, che non sostituisce le gerarchie di cartelle ma sfrutta queste caratteristiche uniche del PIM.
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