Questo volume mostra come artisti diversi come Carl Andre, Donald Judd, Robert Morris e Anne Truitt siano stati designati come minimalisti durante una serie di mostre negli anni '60. Il minimalismo descrive movimenti in varie forme d'arte e di design in cui l'opera è ridotta alle sue caratteristiche più fondamentali. L'autore tenta di dare un senso al minimalismo come momento artistico. Sottolinea che, in un primo momento, il termine "minimalismo" era dispregiativo, implicando che l'arte fosse troppo ridotta e astratta. Alla fine degli anni '60, l'etichetta perse il suo stigma poiché l'opera fu ampiamente riconosciuta dai principali musei e l'arte minimalista si avviò verso la canonizzazione. Questo lavoro analizza quel processo e la reazione contro il minimalismo da parte della sinistra, soprattutto in Europa, che lo associava all’imperialismo culturale americano. Colloca inoltre l'arte minimalista in un contesto culturale più ampio, sottolineando la sensibilità essenziale e austera che prevaleva nella moda e nel design degli anni '60.
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