In questo libro Branden Hookway considera l'interfaccia non come tecnologia ma come forma di relazione con la tecnologia. L'interfaccia, propone Hookway, è allo stesso tempo onnipresente e nascosta alla vista. È sia il collo di bottiglia attraverso il quale deve passare il nostro rapporto con la tecnologia, sia un incontro produttivo incorporato nell’uso della tecnologia. È un luogo di contestazione – tra uomo e macchina, tra materiale e sociale, tra politico e tecnologico – che definisce ed elide le differenze. Virtuoso in molteplici discipline, Hookway offre una teoria dell'interfaccia che attinge alla teoria culturale, alla teoria politica, alla filosofia, all'arte, all'architettura, ai nuovi media e alla storia della scienza e della tecnologia. Sostiene che il meccanismo teorico dell'interfaccia offre un approccio potente alle questioni relative al rapporto umano con la tecnologia. Hookway trova l'origine del termine interfaccia nella dinamica dei fluidi del diciannovesimo secolo e ne traccia la migrazione verso la termodinamica, la teoria dell'informazione e la cibernetica. Discute questioni relative alla formazione del soggetto, all'azione, al potere e al controllo, in contesti che includono la tecnologia, la politica e il ruolo sociale dei giochi. Considera l'incremento tecnologico degli esseri umani e del sistema uomo-macchina, discutendo nozioni di intelligenza incarnata. Hookway vede la figura del soggetto sia come ricevente che come produttore attivo nei processi di soggettivazione. L'interfaccia, sostiene, si trova in una relazione allo stesso tempo estranea e intima, vertiginosa e orientante per coloro che ne varcano la soglia.
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