In questo libro, David Farrell Krell sfida le teorie contemporanee e tradizionali dell'architettura con l'architettura che la definisce nuova attraverso la progettazione. La tesi del libro è che il cuore della parola architettura, la radice greca tec-, sia riconducibile a una radice precedente e più pervasiva, tic-. Il verbo tiktein significa "amare", "generare", "riprodurre". Nel corso della storia occidentale, tuttavia, quella radice più antica è scomparsa sotto le macerie di tecniche, tecnologie, architetture e architetture abbandonate, che insistevano tutte sulla maestria tecnica, sul potere tecnologico e sulla solidarietà architettonica. Ma cosa accadrebbe alla fiducia che riponiamo nella tecnica se ci rendessimo conto che il suo dominio si basa su una sorta di oblio – un oblio dei materiali, dei luoghi, delle situazioni e dei corpi umani che nemmeno il tecnico più potente può dominare fino in fondo, ma che deve amare?
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