Tracciando un nuovo ritratto del sé umano in questo libro stimolante, il principale filosofo americano Calvin O. Schrag sfida le cupe visioni decostruzioniste e postmoderniste del sé come qualcosa che cambia incessantemente, senza origine o scopi. Discutendo del sé utilizzando un nuovo vocabolario, descrive un sé orientato all'azione definito dai modi in cui comunica. Il sé, dice Schrag, è aperto alla comprensione attraverso il suo discorso, le sue azioni, il suo essere con gli altri sé e la sua esperienza di trascendenza. Nella sua discussione, Schrag risponde criticamente sia ai modernisti che ai postmodernisti, evitando quella che chiama la sovradeterminazione dell'unità e dell'identità dei modernisti e il pluralismo autosnervante dei postmodernisti. È d'accordo con gli attacchi postmodernisti sia alla teoria classica del sé come sostanza metafisica sia alla moderna interpretazione epistemologica del sé come mente trasparente, ma sostiene che abbandonare il sé inteso in questi termini non significa abbandonarlo del tutto. Il sé come soggetto non è morto, così come non lo sono le caratteristiche costitutive dell'autoformazione e dell'autocomprensione. Affrontando il ruolo della cultura nelle dinamiche di autoformazione, l'autore offre una critica alla visione della modernità di Max Weber e Jurgen Habermas come radicale differenziazione di tre sfere culturali: scienza, moralità e arte; aggiunge la religione come legittima quarta sfera culturale. La panoramica della filosofia di Schrag fornita da The Self after Postmodernity piacerà ai lettori interessati alla critica letteraria e alla religione, oltre che alla filosofia.
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