Dalla fine del 1960 fino alla crisi missilistica dell’ottobre 1962, 14.048 bambini cubani non accompagnati lasciarono la loro patria, la piccola isola improvvisamente al centro della lotta della Guerra Fredda. I loro genitori, non potendo ottenere il visto per lasciare Cuba, credevano che una breve separazione sarebbe stata preferibile piuttosto che sottomettere la loro prole allo stato totalitario marxista di Castro. Per i bambini, l'esodo iniziò una dura prova prolungata e tragica: alcuni non videro più i genitori per anni, altri non li videro mai. Finora questo capitolo della Rivoluzione cubana è rimasto relativamente oscuro. Frutto inizialmente di uno sforzo di James Baker, preside di una scuola americana a Cuba e che lavorò a stretto contatto con la resistenza anticastrista, Pedro Pan arrivò presto a coinvolgere la Chiesa cattolica di Miami e, in particolare, padre Bryan Walsh, che fondò il Cuban Children's Program, l'organizzazione nazionale che si prendeva cura dei bambini senza parenti né amici negli Stati Uniti, quasi la metà dell'intero gruppo. Quest’ultimo programma, in vigore fino al 1981, fu il primo a destinare fondi federali ad agenzie private per l’assistenza all’infanzia, un’azione con ripercussioni di vasta portata sulla politica sociale degli Stati Uniti.
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