Oggi la maggior parte dei filosofi nel mondo anglofono aderisce al credo “naturalista” secondo cui la filosofia è in continuità con la scienza e che le scienze naturali forniscono un resoconto completo di tutto ciò che esiste, sia umano che non umano. La nuova fede dice che la scienza, non l’uomo, è la misura di tutte le cose. Tuttavia, c’è un crescente scetticismo sull’adeguatezza di questa compiacente ortodossia. Questo volume presenta un gruppo di pensatori di spicco che criticano il naturalismo scientifico non in nome di una qualche forma di soprannaturalismo, ma per difendere un naturalismo più inclusivo o liberale. I molti eminenti filosofi anglo-americani che compaiono in questo libro – Akeel Bilgrami, Stanley Cavell, Donald Davidson, John Dupré, Jennifer Hornsby, Erin Kelly, John McDowell, Huw Price, Hilary Putnam, Carol Rovane, Barry Stroud e Stephen White – non marciano di pari passo, ma i loro contributi dimostrano affinità reciproche e vari temi unificanti. Invece di tentare di forzare la natura umana in un’immagine scientifica ristretta del mondo, questi articoli rappresentano un tentativo di porre la natura umana al centro di concezioni rinnovate – ma ancora scientificamente rispettose – della filosofia e della natura.
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