Negli ultimi due decenni, i dibattiti sulla fattibilità della psicologia del senso comune hanno occupato un posto centrale sia nelle scienze cognitive che nella filosofia della mente. Dalla prima infanzia in poi, tutti prevediamo e spieghiamo il comportamento umano invocando stati mentali come credenze e desideri, ma questi stati familiari esistono realmente? Un gruppo di eminenti filosofi noti come eliminativisti sostiene di no, sostenendo che gli stati mentali del senso comune sono finzioni, prodotti di una teoria "popolare" tacita e profondamente errata che fornisce una spiegazione radicalmente errata della vita mentale. I recenti progressi nelle scienze cognitive e nelle neuroscienze, sostengono gli eliminativisti, sottolineano i limiti della psicologia del senso comune e rendono molto probabile che una scienza matura della mente/cervello rifiuterà gli stati mentali del senso comune più o meno nello stesso modo in cui la chimica e la fisica moderne rifiutano il fluido calorico e il flogisto. In Deconstructing the Mind, l’illustre filosofo Stephen Stich, un tempo uno dei principali sostenitori dell’eliminativismo, offre una rivalutazione audace e convincente di questa visione.
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