L'immagine convenzionale del giovane Hopkins come ritualista conservatore dell'alta chiesa è duramente contestata da questo studio che attinge ai suoi saggi inediti sulla filosofia di Oxford per rivelare un intellettuale liberale audacemente speculativo. Meno interessato alla faziosità cristiana che a contrastare le minacce contemporanee alla fede stessa, il pensiero di Hopkins sembra seguire quello dei suoi insegnanti Benjamin Jowett e T.H. Green, che si rivolse a Kant e Hegel per garantire le basi della fede cristiana contro lo scientismo contemporaneo. La metafisica personale di Hopkins di "inscape" e "instress", che è stata a lungo riconosciuta come cruciale per la comprensione della sua poesia, è qui ricondotta a concetti derivati dall'"idealismo britannico" che incontrò a Oxford e dalla nuova fisica energetica degli anni '50 e '60 dell'Ottocento. Collocando il suo pensiero nell'avanguardia intellettuale del suo tempo, la sorprendente modernità della sua poesia non deve più essere vista come un'anomalia storica. Il libro propone riletture radicali non solo della sua metafisica e teologia, ma anche delle sue poesie più note.
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