A prima vista, George Stevens (1904-1975) sembra essere il regista di Hollywood per eccellenza. Uno sguardo più attento ai suoi successi mostra che è molto più che un semplice creatore di alcuni dei melodrammi e delle commedie più intelligenti degli anni '30 e '40, tra cui Annie Oakley, Swing Time e Gunga Din. Molti dei suoi film - Giant, Il diario di Anne Frank, Shane, La più grande storia mai raccontata e Un posto al sole - sono considerati alcuni dei drammi più importanti e duraturi del cinema americano del dopoguerra. In qualità di produttore e regista di spicco della sua epoca, Stevens si è ripetutamente opposto alla grana di Hollywood e si è scontrato con la censura. George Stevens: Le interviste mostrano la profonda visione morale di un regista che è meticoloso, perspicace e contemplativo nelle sue conversazioni quanto lo è come regista. Sebbene non sia stato considerato un autore durante la sua carriera, Stevens può ora essere considerato uno dei registi americani più personali e illustri. In tutta questa raccolta è evidente la sua crescente preoccupazione per il controllo dei suoi film e, come Alfred Hitchcock e Howard Hawks, divenne un produttore/regista che rivendicò il controllo assoluto sul suo lavoro. Le sue interviste mostrano un uomo impegnato nell'arte che ha scelto e pienamente consapevole delle responsabilità che derivano da quella scelta.
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