"Nel 1977 il sessantanovenne filosofo ceco Jan Patocka morì per un'emorragia cerebrale in seguito a una serie di interrogatori da parte della polizia segreta cecoslovacca. Allievo di Husserl e Heidegger, era stato arrestato, insieme al giovane drammaturgo Vaclav Havel, per essersi opposto pubblicamente all'ipocrisia del regime comunista cecoslovacco. Patocka si era dedicato come filosofo a gettare le basi di quella che lui chiamava una "vita nella verità". "Questo libro analizza la filosofia e il pensiero politico di Patocka e mette in luce la sintesi nella sua opera della filosofia socratica e la sua ingiunzione di "prendersi cura dell'anima". Nel colmare il divario, non solo tra Husserl e Heidegger, ma anche tra la filosofia postmoderna e quella antica, Patocka presenta un modello di politica democratica che è etico senza essere metafisico, e trascendentale senza essere fondativo.
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