Il processo di decentramento di John Edgar Wideman dalla vita e dalla cultura europea per centrarsi nella vita e nella cultura africana è al centro di questo studio. In questa recensione critica delle opere di Wideman, Doreatha Drummond Mbalia sostiene che i primi scritti dell'autore sono caratterizzati da un odio per se stessi che prende forma dai messaggi espliciti e impliciti che riceve come africano che vive in una società razzista e capitalista. Questi messaggi sono rafforzati da influenze familiari ed educative di stile europeo e occidentalizzato. Tuttavia, Mbalia sostiene che una volta che Wideman sperimenta diversi sfortunati eventi familiari, è testimone del crescente orgoglio e dignità che i giovani africani provano nei confronti della loro storia e semplicemente "vive e impara", la sua prospettiva si sposta da una che è chiaramente centrata nella cultura e tradizione europea a una che è al cuore della cultura e della tradizione africana. Questo cambiamento riflette un nuovo modo di vedere, pensare e scrivere di se stesso, della sua famiglia, della comunità africana e delle sue istituzioni, del popolo africano in generale e delle donne africane in particolare. Questo cambiamento di punto di vista non si riflette solo nel tema, ma anche nella struttura. Nelle opere successive, lo stile di scrittura di Wideman non imita più quello di scrittori europei come T. S. Eliot, ma imita quello della comunità africana, con tutte le sue sfumature jive, rap e hokey-pokey. Quando Wideman vede se stesso come uno dei tanti africani di tutto il mondo che sono sfruttati e oppressi, anche la sua prospettiva si amplia. Nei lavori successivi, il punto di vista non è più di portata nazionale, ma piuttosto internazionale, affrontando questioni come l’apartheid in Sud Africa e riflettendo la portata internazionale del capitalismo.
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