Questo ottavo volume della Biblioteca dei Geni e delle Fate riunisce le prime tre opere che, approfittando del successo de Le Mille e una Notte, inaugurarono la moda dei racconti orientali. Questa prima tappa è notevole perché propone tre tipi di pratiche che annunciano quello che diventerà il racconto orientale: la Storia della Sultana di Persia e dei Visir si ispira a un'autentica raccolta turca di cui Petis traduce il racconto quadro e venti racconti. Questo testo unisce racconti di tipo romanzesco e racconti che coinvolgono, molto concretamente, la civiltà orientale nei suoi aspetti più specifici: Islam, alchimia araba, magia, politica, giustizia, ecc. Dietro la firma di François Petis de la Croix ne I mille e un giorno, non si nascondono altri scrittori, Lesage tra gli altri? Oppure questo orientalista per gusto, professione e campo si è limitato a tradurre, trasporre e trasmettere ciò che le sue letture gli mettevano a disposizione? Leggendo I mille e uno giorni ci renderemo conto che questi "racconti persiani" sono piuttosto di origine turca, che Petis è uno scrittore a sé stante, più originale di quanto ci si aspetterebbe in un genere divenuto convenzionale. I Mille e uno giorni sono infatti un capolavoro da riscoprire. A differenza dei due testi precedenti, Le Voyage d'Abdalla è interamente immaginato dall'abate Bignon, personaggio poco noto al pubblico moderno ma che ricoprì un ruolo molto importante nella vita culturale del suo tempo. Questa storia è innanzitutto un documentario sull'Oriente in cui l'abate utilizza le conoscenze che i viaggiatori occidentali riportavano dai loro vari viaggi in India e Indonesia; ma offre anche una serie di storie meravigliose che prendono in prestito elementi sia dall'Oriente che dall'Occidente. L'abate Bignon attua una sorta di spirito ecumenico che permette di misurare il modo in cui, in Francia, una parte del clero, degli studiosi e dei lettori cattolici ha cercato di domare questo Oriente così lontano.
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