Gli anni ’70 costituirono ovviamente un periodo di profonda messa in discussione delle istituzioni negli Stati Uniti. La vicenda Watergate ha gettato un radicale discredito sulla classe politica, e la rivolta dei giovani ha alimentato e amplificato la protesta portata avanti dai movimenti per la difesa delle minoranze (etniche, sessuali, ecc.). Di conseguenza, Hollywood rifletteva un sentimento di sfiducia nei confronti delle strutture statali in questo periodo: era la grande epoca dei film “paranoici”, da Executive Action (1973) a All The President’s Men (1976). La polizia è sistematicamente rappresentata come corrotta; i politici cospirano con i consorzi industriali per garantire il proprio profitto individuale, contro gli interessi dei loro concittadini; le voci dei giornalisti che cercano di denunciare gli scandali sono soffocate. Questa messa in discussione del sistema in vigore, inizialmente contrassegnato come "di sinistra", servirà tuttavia, paradossalmente, a sostenere considerevolmente l'ascesa al potere del discorso ultraconservatore di Reagan. Il leader del partito repubblicano sfrutterà anche il sentimento di sfiducia paranoica che stava emergendo tra la popolazione. Inviterà una critica al “Big Government” e al “Big Business”, in nome di un’America derisa che dovrebbe riconquistare i suoi diritti. Sugli schermi vedremo poi emergere la razza dei superuomini muscolosi, incaricati da soli, di fronte a un mondo corrotto, di ristabilire l'ordine, in un certo senso raddoppiando l'immagine che lo stesso Reagan cercava di dare in campo politico. Negli anni ’90, tuttavia, gli Stati Uniti sembravano euforici per il ritorno della prosperità economica e per la schiacciante vittoria nella Guerra del Golfo. Verrà ristabilito il sentimento di unità nazionale, e il nemico, nel cinema, non sarà più interno al sistema, ma esterno ad esso: saranno, ad esempio, gli alieni di Independence Day (1996), che non si troveranno di fronte un eroe isolato e perseguitato, come negli anni Settanta e Ottanta, ma l'intera nazione. Vedremo sullo schermo uomini e donne di ogni origine etnica (WASP, neri, latini, ecc.) e origine sociale (poveri, ricchi, civili, soldati, politici) che lavorano collettivamente – e talvolta anche sacrificandosi – per la grandezza e l'indipendenza del loro paese. Anche in questo caso il paradosso è che un’ideologia inizialmente connotata come “aperta” e “tollerante” (solidarietà tra vari gruppi culturali) alla fine si traduce in un discorso francamente nazionalista e bellicoso. D’altro canto, l’inizio degli anni 2000 sembrava segnare una nuova svolta. Il Paese è stato nuovamente diviso, in occasione della contestatissima prima elezione di George W. Bush, sulla base di un problematico conteggio dei voti, ma ovviamente anche in seguito al secondo intervento in Iraq. Anche alcune vicende finanziarie, come lo scandalo Enron, hanno rinnovato il discredito sul mondo del “Big Business”. Da allora in poi, il cinema rifletterà ancora una volta questa preoccupazione, con il grande ritorno del cinema paranoico. Film come Fight Club (1999), Matrix (1999), Minority Report (2001), è questo il dramma dell'11 settembre che permea le coscienze, con l'ansia diffusa di uno “scontro di civiltà” che incendierebbe il mondo. La nostra fine di secolo non è finita...
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