Una seconda generazione di testi emergenti di teologia Dalit sta rimodellando il modo in cui pensiamo alla teologia indiana e alla teologia della liberazione. Questo libro è una parte vitale di quella conversazione. Portando la critica postcoloniale alla sua logica conclusione di critica allo statalismo, Keith Hebden esamina il modo in cui l’emergere dell’India come stato nazionale modella le idee politiche e religiose. Dà uno sguardo critico a questi Dei dell’età moderna e si chiede come i cristiani provenienti da comunità emarginate potrebbero resistere alla tentazione di essere cooptati nelle ideologie stataliste e nella competizione per il potere. Keith lo fa attingendo alle tendenze storiche, alle voci anarchiche cristiane e alle esperienze religiose degli indiani indigeni. La capacità di Keith Hebden di riunire prospettive così diverse e stimolanti apre un pensiero radicalmente nuovo nella teologia Dalit, invitando la Chiesa indiana a resistere ai fondamentalisti indù che etichettano la Chiesa come straniera, abbracciando e celebrando l'anarchica estraneità di un futuro cristiano Dalit.
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