C'è stato un tempo in cui la storia più lunga di questo libro era conosciuta con il titolo di questo libro - perché in un certo senso quella storia riguarda il favoloso costume che la natura può ricavarci da noi quando ha deciso di dipanarci fino all'ultimo punto di filo. Ma ogni volta che Noy Holland andava a leggere ad alta voce un suo lavoro, c'era un pubblico che la sentiva iniziare: "Di notte, facevamo la guardia alle tartarughe" e che, come paralizzati da un'incantatrice, non lasciavano il loro posto fino a settantanove pagine dopo! - avevano sentito Holland dire, canticchiando come chi deve dedicarsi al canto per non piangere: "Ci siamo seduti per gli uomini con le mani in grembo e tutto ciò che c'era in salotto". A questo pubblico estasiato, e a coloro ai quali si affrettarono a comunicare lo stupore davanti al quale avevano avuto la grande fortuna di essere presenti, fu "Orbit" - il nome di uno dei bambini la cui fantastica morte della madre è centrale nel movimento sognante ed estatico della storia - a identificare per queste persone un evento unico, e indicibilmente strano, nella loro esperienza letteraria.
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