Sicuramente nessuno di noi può essere rimasto del tutto indenne dal recente sorprendente e sfortunato disastro della scomparsa della Grande Antologia Poetica nelle fessure elettroniche tra le principali istituzioni accademiche che la stavano preparando - qualcosa che si sarebbe potuto pensare impossibile in quest'epoca di comunicazione incessante. Niente può risarcirci per una perdita di tale portata. Eppure ecco qualche leggero sollievo. Poco più di un anno e mezzo fa, una copia di quella che sembra essere una versione dell'indice delle prime righe della vasta confusione di poesie perdute è misteriosamente comparsa in un ristorante latinoamericano di Glasgow. Non si è perso tempo nel proporlo ad un pubblico ancora sconsolato. Non è un caso che una parte di quella che prometteva di essere la più grande raccolta di pensiero poetico di tutti i tempi non sia andata completamente perduta. E, si dà il caso, ora non è più così. No. Non è così. Perché qui infatti ci sono profondità, intuizioni, provocazioni e sorprese. O, almeno, i loro inizi.
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