Le ricche leggende inventate tra il 1000 e il 1250 dai monaci del sud-ovest della Francia per spiegare le origini delle loro comunità sono oggetto di questo provocatorio studio. Amy G. Remensnyder esplora le leggende della fondazione monastica in tutta la loro varietà - comprese carte false, testi agiografici, chansons de geste, architettura e scultura - per mostrare come tali ricordi fantasiosi del passato abbiano funzionato per affermare la libertà e l'identità delle abbazie nel presente. Al centro delle leggende stanno tre re che i monaci prediligevano come fondatori: Clodoveo, Pipino il Breve e, soprattutto, Carlo Magno. Remensnyder rivela le molteplici implicazioni di questo leggendario affetto per i re, una sorprendente predilezione da parte dei monaci che vivevano in una regione dove i veri sovrani difficilmente si avventuravano durante il periodo. . Un importante contributo alla storia culturale delle immagini della regalità francese, il libro dimostra come le comunità lontane dall'effettivo potere reale potessero creare e manipolare le immagini reali, utilizzandole per servire i propri interessi. Remensnyder colloca infatti queste immagini leggendarie anche nella trama delle relazioni sociali locali da cui sono emerse. Mostra che quando sorgevano minacce alla loro libertà e identità, i monasteri potevano proteggersi invocando i loro leggendari fondatori. Il libro illumina il mondo della Francia meridionale medievale e il suo rapporto con i re francesi. Interesserà tutti coloro che cercano di comprendere i processi attraverso i quali una comunità ricorda con fantasia il proprio passato affinché diventi la base della propria identità nel presente. Dimostra anche che i testi spesso considerati “finzione” possono dirci tanto quanto quelli classificati come “fatti”.
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