L'"università della guerra fredda" è la componente accademica del complesso militare-industriale-accademico e il suo archetipo, secondo Rebecca Lowen, è l'Università di Stanford. Il suo libro sfida l'opinione convenzionale secondo cui la "multiversità" del secondo dopoguerra fu la creazione di mecenati militari da un lato e di scienziati accademici dall'altro. Creation the Cold War University si concentra sul ruolo cruciale svolto dagli amministratori universitari, guidati dall'ideologia e dalle esigenze istituzionali di prestigio e denaro, nel rendere le loro università dipendenti dal patrocinio militare, delle fondazioni e dell'industria. Contestando di fatto l'idea che le "università con sovvenzioni federali" siano nate inevitabilmente con l'effusione del sostegno federale alla scienza dopo la guerra, Lowen fa invece riferimento alla Depressione, che esercitò pressioni finanziarie sulle università e spinse gli amministratori accademici a cercare nuove modalità di finanziamento. Descrive come questi amministratori, con l'aiuto di alcuni scienziati, trasformarono le loro università durante la seconda guerra mondiale e la guerra fredda per attirare il patrocinio dell'esercito e di altre fonti. I cambiamenti si manifestano in modo molto dettagliato: programmi accademici nelle scienze naturali e sociali riorientati, l’importanza dell’istruzione universitaria ridotta al minimo, l’“imprenditorialità accademica” acclamata come comportamento normativo dei professori universitari, e il dissenso verso questa trasformazione dell’università incessantemente represso. Con la fine della guerra fredda e il raddrizzamento dei bilanci federali, le università si trovano nuovamente ad affrontare pressioni non dissimili da quelle degli anni ’30. L'analisi di Lowen su come l'università è diventata dipendente dallo Stato è una lettura essenziale per coloro che sono preoccupati per il futuro dell'istruzione superiore nell'era post-guerra fredda.
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