Una riserva indigena nella colonia di Victoria, in Australia, la stazione aborigena di Coranderrk è stata un importante sito di contatto interculturale tra la metà del diciannovesimo secolo e l'inizio del ventesimo. Coranderrk si trovava appena fuori Melbourne e dalla sua apertura nel 1860 il governo coloniale commissionò molte fotografie dei suoi residenti aborigeni. Le fotografie scattate alla stazione Coranderrk circolarono in tutto il mondo occidentale; venivano allestiti in esposizioni e classificati tra gli altri “dati” etnografici all’interno delle collezioni museali. L'immenso archivio fotografico di Coranderrk è oggetto di questa disamina dettagliata e riccamente illustrata del ruolo delle immagini visive nel progetto coloniale. Offrendo letture approfondite delle fotografie nel contesto della storia australiana e della pratica fotografica del XIX e dell'inizio del XX secolo, Jane Lydon rivela come la società occidentale sia arrivata a comprendere gli aborigeni attraverso queste immagini. Allo stesso tempo dimostra che le foto non erano soltanto uno strumento di sfruttamento coloniale. Gli abitanti di Coranderrk avevano una comprensione sofisticata di come venivano ritratti e divennero abili nel manipolare le loro rappresentazioni. Lydon mostra come le rappresentazioni fotografiche dei residenti aborigeni di Coranderrk siano cambiate nel tempo, riflettendo varie idee della missione coloniale: dall'umanitarismo al controllo fino all'assimilazione. All'inizio del XX secolo, le immagini furono utilizzate su cartoline stereotipate circolate tra la popolazione bianca, che mostravano quelli che sembravano soggetti aborigeni compiacenti e trasformati. La stazione chiuse nel 1924 e scomparve dalla vista del pubblico finché non fu riscoperta dagli studiosi anni dopo. Gli aborigeni australiani acquistarono la stazione nel 1998 e, come descrive Lydon, oggi utilizzano l'archivio fotografico Coranderrk in modi nuovi, per identificare i membri della famiglia e raccontare le proprie storie.
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