"Il 4 luglio 1990, durante una passeggiata mattutina nel sud della Francia, Susan Brison è stata aggredita alle spalle, picchiata duramente, aggredita sessualmente, strangolata fino a perdere i sensi e data per morta. È sopravvissuta, ma il suo mondo è stato distrutto. La sua formazione come filosofa non poteva aiutarla a dare un senso alle cose, e molti dei suoi assunti fondamentali sulla natura del sé e del mondo in cui vive sono stati distrutti.". "Contemporaneamente una narrazione personale di recupero e un'esplorazione filosofica del trauma, questo libro esamina la distruzione e la ricostruzione di un sé in seguito alla violenza. Esplora, da una prospettiva interdisciplinare, memoria e verità, identità e sé, autonomia e comunità. Offre un accesso fantasioso all'esperienza di una sopravvissuta a uno stupro, nonché una critica riflessiva di una società in cui le donne abitualmente temono e subiscono violenza sessuale.". "Come osserva Brison, il trauma sconvolge la memoria, separa il passato dal presente e inabilita la capacità di immaginare un futuro. Eppure l'atto di testimoniare, sostiene, facilita il recupero integrando l'esperienza nella storia della vita del sopravvissuto. Sostiene anche l'importanza, così come i rischi, dell'uso di narrazioni in prima persona per comprendere non solo il trauma, ma anche questioni filosofiche più ampie su ciò che possiamo sapere e come dovremmo vivere.
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