In un sondaggio turco del 2001, gli Stati Uniti si sono classificati al primo posto in risposta alla domanda: "Quale paese è il migliore amico della Turchia nelle relazioni internazionali?" Tuttavia, ha ottenuto un punteggio eccezionalmente alto anche quando la domanda è stata invertita in “Quale paese è il nemico numero uno della Turchia nelle relazioni internazionali?” Concentrandosi sul ventesimo secolo come crogiolo delle relazioni USA-Turca, The Limits of Westernization svela questo rapporto di amore-odio. Il libro dimostra da entrambe le prospettive come i turchi abbiano reagito all’ascesa degli Stati Uniti attraverso un discorso di occidentalizzazione ritenuto necessario e desiderabile ma anche passibile di eccessi e danni culturali. Considerati inizialmente un buon modello per lo sviluppo della Turchia, gli Stati Uniti sono diventati la principale fonte di degenerazione nell'immaginario turco. Allo stesso tempo, i politici statunitensi vedevano la Turchia dapprima come la figura principale della barbarie orientale (cioè “il terribile turco”), poi, durante la Guerra Fredda, come un successo della teoria della modernizzazione, in contrasto con “l’arabo cattivo”. Mentre la Guerra Fredda si trasformava in Guerra al Terrore, i turchi si ribellarono all’“Islam moderato” che i politici statunitensi cominciarono a imporre. La cultura popolare ibridata con i prodotti culturali americani (e le concezioni locali di occidentalizzazione) fungeva da risorsa per l’antiamericanismo turco. Il libro dimostra come, mentre i politici statunitensi assegnavano alla Turchia vari ruoli, i turchi hanno anticipato, manipolato e contestato questi tentativi attraverso le logiche locali dell’occidentalizzazione. Prendendo la Turchia come caso di studio, l’autore traccia la coevoluzione di orientalismo e occidentalizzazione come intersezione di discorsi politici. Adottando una prospettiva transnazionale e comparativa, dimostra come e perché gli Stati Uniti non sono riusciti a immaginare il mondo a propria immagine nel XX secolo.
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