Copertina Batteristi diversi
Storia · 1992

Batteristi diversi

di Michael H. Kater

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Storia Genere
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Michael H. Kater Autore
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1992 Anno
Sinossi

Quando la ballerina afroamericana Josephine Baker visitò Berlino nel 1925, la trovò abbagliante. "La città aveva uno scintillio simile a un gioiello", ha detto, "i grandi caffè mi ricordavano i transatlantici alimentati dai ritmi delle loro orchestre. C'era musica ovunque". Desiderosa di guardare avanti dopo la schiacciante sconfitta della prima guerra mondiale, la Germania di Weimar abbracciò il modernismo che dilagò in tutta Europa ed era pazza per il jazz. Ma con l’ascesa del nazionalsocialismo arrivarono la censura e la proscrizione: una forma d’arte nata su suolo straniero e presieduta da negri ed ebrei non poteva trovare posto nella cultura di una “razza superiore”. In Different Drummers, Michael Kater, illustre storico e lui stesso musicista jazz, esplora la storia clandestina del jazz nella Germania di Hitler. Offre uno sguardo spaventoso e affascinante sulla vita e sulla cultura popolare durante il Terzo Reich, dimostrando che per i nazisti il ​​jazz era una forma di espressione particolarmente minacciosa. Non solo i suoi creatori si trovavano all’ultimo gradino della gerarchia razziale nazista, ma l’essenza stessa del jazz – spontaneità, improvvisazione e, soprattutto, individualità – rappresentava una sfida diretta al ritmo ripetitivo, semplice e uniforme della musica della marcia tedesca e in effetti alla vita di tutti i giorni. Il fatto che molti degli artisti jazz europei più talentuosi fossero ebrei non faceva altro che rendere la musica ancora più discutibile. Nel tracciare la crescita di quella che sarebbe diventata una forma audace ed eloquente di protesta sociale, Kater estrae una miniera di documenti d'archivio precedentemente non sfruttati e raccoglie interviste con testimoni sopravvissuti mentre fa rivivere un aspetto poco conosciuto della Germania in tempo di guerra. Ci presenta gruppi come i Weintraub Syncopators, il miglior gruppo jazz indigeno della Germania; l'Harlem Club di Francoforte, i cui membri maschi portavano i capelli lunghi in spregio alle convenzioni naziste; e gli Hamburg Swings, i radicali più audaci di tutti, che sfidarono apertamente la Gestapo con una serie di manifestazioni di danza di massa. Più di una volta queste manifestazioni diventarono violente, con gli Swings e la Gioventù Hitleriana che si scontrarono nelle strade. Alla fine ci rendiamo conto che il jazz non solo è sopravvissuto alle persecuzioni, ma è diventato un potente simbolo di disobbedienza politica – e persino di resistenza – nella Germania in tempo di guerra. E mentre assistiamo alle vacillazioni del regime nazista (mentre lavoravano verso la sua definitiva estinzione, usavano il jazz per i propri scopi di propaganda), vediamo che il mito del controllo sociale nazista era, in larga misura, proprio questo: la dittatura di Hitler non divenne mai una forma di totalitarismo così pura ed efficace come a volte siamo portati a credere. Con i suoi vividi ritratti di tutte le figure chiave, Different Drummers offre uno scorcio unico di una controcultura finora praticamente inesplorata. È un racconto provocatorio che ci ricorda che, anche di fronte all’oppressione più indicibile, lo spirito umano resiste.

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