Tra i principali scrittori della prima repubblica, Charles Brockden Brown appare spesso come un prototipo romantico: l'autore brillante e alienato rifiutato da una società americana utilitaristica e materialista. In The Romance of Real Life Steven Watts reinterpreta la vita e l'opera di Brown come un caso di studio complesso nella cultura emergente del capitalismo all'alba del diciannovesimo secolo. Offrendo una visione revisionista dello stesso Brown, Watts esamina i principali romanzi degli anni Novanta del Settecento così come fonti precedentemente trascurate: dai primi saggi e lettere private alle incursioni di fine carriera nel giornalismo, nel pamphlet politico, nella narrativa seriale e nella critica culturale. Il risultato è un quadro più completo di Brown come uomo di lettere nell’America post-rivoluzionaria, un uomo che analizzava rigorosamente i capricci pubblici e privati dell’agire individuale. Si scopre che la sua vita privata, notoriamente instabile, in molti modi derivava da una critica alla società di mercato e ai suoi impulsi. Watts mostra anche come l’esperienza di Brown sia stata centrale per sviluppi più ampi: l’ascesa del romanzo in America, lo sviluppo di formulazioni di genere e famiglia, lo scontro tra “virtù” repubblicana e “interesse personale” liberale e le origini di un credo borghese di autocontrollo. Forse la cosa più importante è che spiega come Brown abbia contribuito ad articolare una nozione di “cultura” stessa come forza civilizzatrice per frenare l’irrequieto individualismo liberale. The Romance of Real Life mostra come uno scrittore sensibile e prolifico abbia affrontato, lottato e infine promosso l'emergere di una società liberale nell'America del diciannovesimo secolo.
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