Intorno al dicembre del 1910, il carattere umano cambiò, osservò Virginia Woolf, e forse era così. La compagnia che mantenne, il circolo di Bloomsbury, prese forma prima dello scoppio della prima guerra mondiale e avrebbe avuto un impatto duraturo sulla società e sulla cultura inglese dopo la guerra. Questo libro cattura l'abbagliante mondo di Bloomsbury alla fine di un'epoca e alla vigilia del modernismo. Peter Stansky raffigura l'avanguardia di una generazione in ascesa che coglie il suo momento. Ci mostra Woolf in quell'anno fatidico, nel bel mezzo di un esaurimento emotivo, che raggiunge un punto di svolta con il suo primo romanzo, The Voyage Out, e E. M. Forster, già un successo, offrendo Howards End e riconoscendo la sua passione per un altro uomo. Ecco Roger Fry, eminente critico d'arte e conoscitore, che rinnova la tradizione con la mostra epocale “Manet e i postimpressionisti”; Vanessa Bell e Duncan Grant iniziano la loro fase più interessante come artisti; Lytton Strachey firma il contratto per il suo primo libro; e John Maynard Keynes entrando in una nuova fase significativa della sua illustre carriera. In mezzo alla scintillante opulenza e alla triste povertà, al turbinio di suffragette, anarchiche, agitatori e organizzatori, Stansky, attingendo alle sue abilità storiche e letterarie, dà vita al mondo intimo del gruppo di Bloomsbury. Le loro vite, relazioni, scritti e idee si intrecciano, mettendo in netto rilievo un membro dopo l'altro. Perfino il loro Dreadnought Hoax, uno scherzo giocato alla sacra istituzione della marina, rivela la loro audacia e il loro spirito. L'immagine che Stansky presenta, con tutta la sua drammaticità e i suoi dettagli, racchiude i conflitti e le certezze di un mondo in cambiamento di politica, estetica e carattere.
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