L’era della liberalizzazione economica, che va dal 1978 al 2008, è spesso considerata come un periodo in cui il governo è stato semplicemente smantellato. Di fatto, il governo è stato ricostruito per soddisfare le esigenze di un’economia globalizzata. Banche centrali, controllo fiscale, riscossione delle imposte, regolamentazione, gestione di porti e aeroporti, sviluppo delle infrastrutture: in tutti questi settori l’architettura del governo ha subito una riforma radicale. Una filosofia comune ha dato forma a tutte queste riforme: la logica della disciplina. Si basava su un profondo scetticismo riguardo alla capacità dei processi democratici di compiere scelte politiche sensate. Ha cercato di imporre vincoli ai funzionari eletti e ai cittadini, spesso trasferendo il potere ai guardiani tecnocrati che erano protetti dall’influenza politica. Riponeva grande fiducia nel potere dei cambiamenti giuridici – nuove leggi, trattati e contratti – per migliorare le prestazioni dei sistemi governativi. Anche prima della crisi economica globale del 2007-2009, la logica della disciplina era sotto attacco. Di fronte a molti progetti di riforma falliti, i sostenitori della disciplina si sono resi conto di aver sottovalutato la complessità del governo. Gli oppositori della disciplina hanno sottolineato il danno ai valori democratici derivante dal conferimento di potere ai guardiani tecnocrati. La crisi finanziaria ha ulteriormente eroso la logica della disciplina. I funzionari eletti e i cittadini sono diventati molto più diffidenti nei confronti delle banche centrali e delle autorità indipendenti. Ora è il mercato, incoraggiato dai banchieri centrali, a comportarsi in modo miope e irregolare, e non i cittadini. Un ampio resoconto della ristrutturazione governativa neoliberista avvenuta in tutto il mondo nel corso di tre decenni, The Logic of Discipline offre anche una potente analisi di come la logica di questo modello guidato dal mercato si stia sgretolando di fronte a un enorme – e continuo – fallimento del mercato.
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