Le Cascate del Niagara furono un parafulmine per gli entusiasmi del diciannovesimo secolo. Sebbene i viaggiatori venissero alle cascate per sperimentare un luogo che consideravano al di fuori del mondo della loro vita ordinaria, portarono con sé le loro preoccupazioni contemporanee. Molti turisti erano ossessionati dai misteri della morte, altri da speculazioni scientifiche o religiose. Il modo in cui immaginavano le Cascate del Niagara trovò espressione in un torrente di scritti e immagini che assumevano le forme più diverse. Patrick McGreevy inizia con la domanda: cosa possono dirci queste visioni del Niagara sul luogo stesso? Il paesaggio che circonda le cascate non contiene solo parchi e santuari religiosi, ma anche circhi, musei dell'orrore e fabbriche. Le persone si recano a Niagara non solo per vivere la natura ma anche per celebrare matrimoni o suicidarsi. Un modo per dare un senso a queste bizzarre “accumulazioni umane”, come le chiamava H. G. Wells, è prendere sul serio le persone del Niagara che hanno immaginato. Questo libro si concentra su quattro temi interconnessi che ricorrono più e più volte nelle descrizioni delle cascate: il Niagara come una cosa immaginata da lontano, come metafora della morte, come incarnazione della natura e come fulcro di eventi futuri. Utilizzando le competenze di un geografo culturale, McGreevy scopre alcune connessioni sorprendenti tra il popolo del Niagara immaginato e quello che hanno realizzato, tra la sua grandezza naturale e il suo sfruttamento industriale, tra la riserva di Frederick Law Olmsted e il Love Canal.
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