"Per quanto deboli possano essere in alcuni casi le voci delle donne dell'antichità greca e romana, il loro suono, se ascoltiamo con sufficiente attenzione, può colmare molte lacune e silenzi del passato delle donne."--dalla Conclusione A partire da Saffo nel VII secolo a.C. e finendo con Ipazia ed Egeria nel V secolo d.C., Jane McIntosh Snyder ascolta attentamente le principali scrittrici della Grecia classica e di Roma, mettendo insieme i frammenti sopravvissuti delle loro opere in un'analisi coerente che li colloca nei loro contesti letterari, storici e intellettuali. Pur facendo molto affidamento sugli studi classici moderni, Snyder confuta alcuni degli argomenti che negano implicitamente il potere delle parole scritte dalle donne: l’idea che l’esperienza delle donne sia ristretta o banale e quindi automaticamente inferiore come argomento letterario, l’idea che l’intensità in una donna sia un segno di squilibrio nevrotico e il presupposto che il lavoro delle donne dovrebbe essere giudicato secondo alcuni standard imposti dall’esterno. L'autrice studia i frammenti disponibili di Saffo, che vanno dalle poesie su temi mitologici alle tradizionali canzoni nuziali e alle poesie d'amore, e dimostra la sua notevole influenza sul pensiero e sulla letteratura occidentale. Una panoramica di tutti gli autori discussi da Snyder mostra che le scrittrici antiche si concentravano su cose come emozioni, amanti, amicizia, motivi popolari, vari aspetti della vita quotidiana, bambini e animali domestici, in netto contrasto con la preoccupazione dei loro contemporanei maschi per le guerre e la politica. Dirittura d'arrivo e semplicità sono caratteristiche comuni degli scrittori esaminati da Snyder. Queste donne non mostravano allusioni, riferimenti indiretti, giochi di parole ed elaborate figure retoriche nella misura in cui lo facevano molti scrittori maschi del mondo antico. Lavorando con i pochi documenti disponibili, Snyder si sforza di collocare queste scrittrici al posto giusto nella nostra eredità.
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