Il filosofo francese Derrida guarda la morte in faccia in questa indagine densa ma gratificante. Partendo dall'analisi di un saggio sul sacro del filosofo ceco e attivista per i diritti umani Jan Patocka, Derrida segue lo sviluppo della responsabilità morale ed etica e il concetto di immortalità dell'anima, nella transizione dal platonismo al cristianesimo. Quindi riflette sull'anticipazione del sé della morte nel sacrificio, nella guerra, nei culti misterici orgiastici, nell'omicidio e nell'esecuzione, con riferimento a Timore e tremore di Kierkegaard, a Nietzsche, al pensiero di Heidegger (un costante tentativo di separarsi dal cristianesimo) e alla storia biblica del contemplato sacrificio di Abramo di suo figlio, Isacco, per volere di Dio. Nella parte più provocatoria, Derrida collega le ingiunzioni religiose del sacrificio al “monotono compiacimento” della società moderna, che permette a decine di milioni di bambini di morire di fame e di malattie.
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