E se Jacques Lacan, il brillante ed eccentrico psicoanalista parigino, avesse lavorato come detective della polizia, applicando le sue teorie per risolvere i crimini? Ciò potrebbe evocare un filmato mentale con Peter Sellers in trench, ma in Lacan at the Scene, Henry Bond fa un'affermazione seria e provocatoria: che eventi apparentemente impenetrabili di morte violenta possono essere svelati più efficacemente con la teoria della psicoanalisi di Lacan che con strumenti forensi elaborati e tecnologicamente avanzati. L'esposizione di Bond sull'omicidio si espande e sviluppa un approccio decisamente Žižekiano. Alla ricerca di letture radicali e inaspettate, Bond scompone il suo materiale utilizzando la griglia nevrosi-psicosi-perversione di Lacan. Bond colloca Lacan sulla scena del crimine e costruisce la sua argomentazione attraverso una serie di fotografie d'archivio della scena del crimine degli anni '50, il periodo in cui Lacan stava sviluppando le sue influenti teorie. Non è l'orrore dei cadaveri violentati e mutilati ad attirare la sua attenzione; invece, interroga dettagli apparentemente minori della quotidianità, isolando e rifotografando ciò che a prima vista sembra insignificante: un'unica scarpa con il tacco alto su un tavolo da cucina, per esempio, o vestiti accuratamente piegati appoggiati su una sedia. Partendo da questi dettagli banali, egli costruisce attentamente un manuale robusto e completo per l'investigazione criminale lacaniana che può stare accanto al Manuale di classificazione del crimine standard dell'FBI.
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