Nessuno stato americano è più antistatalista dell’Alaska. E nessuno stato assorbe più denaro federale pro capite, che rappresenta un intero terzo dell’economia dell’Alaska. Questo apparente paradosso è alla base della storia raccontata da Stephen Haycox in Battleground Alaska, una storia della difficile dinamica tra sviluppo e regolamentazione ambientale in uno stato giustamente soprannominato "L'ultima frontiera". Esaminando verità scomode, il libro indaga la genesi e la persistenza dell'affermazione, spesso sentita, secondo cui il Congresso ha calpestato la sovranità dell'Alaska con la sua gestione della natura incontaminata dello stato. Allo stesso tempo sfata il mito di un inviolabile patto statale dell’Alaska al centro di questa rivendicazione. Unica, isolata e remota, l'economia dell'Alaska dipende tanto dallo sfruttamento assente delle imprese delle sue risorse naturali, in particolare del petrolio, quanto dalla spesa federale. Questa dipendenza costringe gli abitanti dell’Alaska a sostenere qualsiasi sviluppo economico nello stato, mettendoli in conflitto con vincoli ambientali restrittivi. Battleground Alaska rivela come il persistente risentimento degli abitanti dell'Alaska nei confronti della regolamentazione e del controllo federale abbia esacerbato le tensioni e le dispute politiche tra questi campi - e come i leader dell'Alaska abbiano sfruttato questo sentimento antistatalista per promuovere i propri programmi, in particolare l'apertura dell'Arctic National Wildlife Refuge alle trivellazioni petrolifere. Haycox costruisce la sua storia e la sua critica attorno a quattro battaglie ambientaliste ormai classiche nell'Alaska moderna: la fondazione dell'ANWR risale agli anni '50; la costruzione del gasdotto Trans-Alaska negli anni '70; l'approvazione dell'Alaska National Interests Lands Conservation Act nel 1980; e la lotta culminata nel Tongass Timber Reform Act del 1990. Ciò che emerge è una storia complessa, senza cattivi ed eroi ben definiti, che spiega perché gli abitanti dell’Alaska come collettivo optano quasi sempre per lo sviluppo, anche se professano il loro genuino amore per la bellezza e la generosità dell’ambiente del loro stato. Eppure, anche se espone la potenziale follia di questa pratica, il lavoro di Haycox ricorda agli ambientalisti che tutte le aree selvagge sono abitate e che la vita umana dipende, come sempre, dallo sfruttamento delle risorse della terra.
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